Menu
base_logo

Contratti Bancari e Finanziari

Vuoi sapere come si comporta la tua banca?

grafico

Nel 90% dei casi la TUA banca applica indebitamente: anatocismo e usura

Con il termine anatocismo (dal greco anà - di nuovo, e tokòs - interesse) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare (ossia sommare al capitale di debito residuo) gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati.

La pratica dell’anatocismo sul conto corrente è proibita da sempre in virtù dell’art. 1283 del Codice Civile, mentre, la dichiarazione della sua illegittimità, è stata emessa, per la prima volta, con la sentenza della Corte di Cassazione n. 2374 dell’anno 1999. Successivamente altre importantissime sentenze ne hanno ribadito l’assunto, e, tra quest’ultime, la più rilevante e definitiva è quella emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione il 4 novembre 2004, n. 21095, nella quale si afferma l'illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo.

L'anatocismo è un metodo di calcolo degli interessi per il quale gli interessi maturati secondo una certa periodicità, di solito trimestrale, pattuita tra banca e cliente, sono essi stessi produttivi di altri interessi, cioè sono sommati al capitale dato in prestito (capitalizzati) in modo tale da contribuire (insieme al capitale) a maturare altri interessi nei periodi successivi. Questo metodo di calcolo favorisce la banca a discapito del cliente.

Il divieto dell'anatocismo bancario (e non) è sempre esistito nel nostro ordinamento giuridico in virtù dell'art. 1283 del Codice Civile ed ulteriormente confermato con la definitiva sentenza del 4 novembre 2004, n. 21095, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella quale in sostanza si afferma l'illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo.

In sintesi: l'anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche e altri istituti di credito, calcolano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per esempio se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del I trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto "moltiplicatore". Statistiche indicano che oltre 300.000 piccoli imprenditori siano falliti "grazie" a questo "giochino". I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto in aperto spregio al Codice Civile che vieta questa prassi.

  • Perché perdere altro tempo?
  • Scopri quali sono le leggi che tutelano la tua Azienda!
  • Verifica quanto ti è stato sottratto illegittimamente dalla Banca e chiedi il RIMBORSO!

L’usura avviene nel momento in cui vengono applicati interessi, compensi o altri vantaggi, che superano il limite stabilito dalla legge, oppure anche allorquando le condizioni economiche praticate risultano sproporzionate rispetto alla prestazione di denaro concessa.

Con la legge del 07/03/1996 n. 108, il legislatore emana la norma specifica per la rilevazione oggettiva dell’eventuale usura applicata dagli operatori finanziari, modificando sia l’art. 644 del Codice Penale che l’art. 1815 del Codice Civile, definendo CHIARAMENTE che “la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. – LA LEGGE, NON LA BANCA!

Detto limite fino al secondo trimestre 2011, veniva stabilito “nel tasso medio, risultante dall’ultima rivelazione pubblica nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1, relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà” (dall’art. 2 comma quarto Legge 108/96).
Dal terzo trimestre 2011, il limite viene stabilito “nel tasso medio, risultante dall’ultima rivelazione pubblica nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1, relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso,aumentato di un quarto più quattro punti percentuali” (art. 2 comma quarto Legge 108/96 modificato da D. Leg. 70/2011 convertito con modifiche nella legge 106/2011).

Questo tasso limite viene chiamato “tasso soglia”.
Il corrispettivo è usuraio quando il tasso effettivo applicato dalla banca risulta superiore al tasso soglia. Per calcolare il tasso effettivo globale medio (TEGM) bisogna considerare gli interessi + le spese + la commissione di massimo scoperto.

Dunque anche la CMS (commissione massimo scoperto) va inclusa nel computo finalizzato alla misurazione del tasso effettivo globale (TEG), viste anche le recenti sentenze della cassazione Penale.
A decorrere dal 1997 –anno del’entrata in vigore della legge antiusura- il Sistema Bancario ha interpretato a suo favore il dettato della norma 108/96 facendo sua la tesi (avvallata in una circolare di Banca d’Italia) che la CMS non andasse computata nella misurazione del TEGM.

Il risultato conseguente a questa interpretazione è stato che le Banche hanno costantemente aumentato l’importo della CMS a carico della clientela, raggiungendo per qualche banca oltre l’8% annuo così come si evince dalla rilevazione di Banca d’Italia anno 2007.
Nel trimestre in cui viene accertata l’usura bancaria, devono essere restituiti all’Azienda tutti gli interessi pagati, tutte le spese e le commissioni collegate all’erogazione del credito, comprese anche le commissioni di massimo scoperto.

Nel 90% dei casi hai diritto a richiedere alla Tua banca la restituzione di denaro che hai pagato senza un giusto motivo.

Vuoi sapere se esiste un modo per evidenziare l’esistenza di anomalie bancarie sui TUOI conti?

preanalisi_gratuita

FRM srl offre il servizio che soddisfa questa esigenza: in modo GRATUITO, rileviamo le anomalie contabili bancarie e finanziarie e forniamo la strategia di supporto per la tutela del cliente.

FRM opera analizzando la seguente tipologia di contratti:

Il contratto di conto corrente è un contratto “tipico”, previsto dal Codice Civile italiano all’art. 1823.

Il conto corrente è il contratto col quale le parti si obbligano ad annotare in un conto i crediti derivanti da reciproche rimesse, considerandoli inesigibili ed indisponibili fino alla chiusura del conto. Il saldo del conto è esigibile alla scadenza stabilita. Se non è richiesto il pagamento, il saldo si considera quale prima rimessa di un nuovo conto ed il contratto si intende rinnovato a tempo indeterminato.

Vediamo ora la definizione che ne dà la Banca d’Italia: “il conto corrente bancario è un prodotto destinato alla gestione della liquidità del cliente, con un profilo di rischio quasi nullo. Consente di effettuare un complesso di operazioni di varia natura con maggiore comodità e sicurezza, usufruendo dei servizi offerti dalla banca. Chi intende aprire un conto corrente, quindi, non si propone di realizzare un investimento, ma neanche di raccogliere risparmi in modo durevole”.

Stipulare un mutuo significa, in parole semplici, prendere in prestito una somma di denaro, con o senza garanzia ipotecaria, impegnandosi a restituirla in un determinato tempo (normalmente lungo) con il pagamento di interessi.

I mutui possono essere a tasso variabile, fisso o misto. Il contratto di mutuo può presentare varie problematiche legate a numerosi aspetti, ma le questioni più frequenti sono legate:

  • al computo degli interessi anatocistici sempre presenti nel sistema di ammortamento c. d. alla francese: rata costante comprendente una quota crescente di capitale e decrescente di interessi;
  • all’indeterminatezza ed all’indeterminabilità del tasso di interesse applicato;
  • al cumulo degli interessi di mora con gli interessi dovuti sulle somme concesse in mutuo;
  • ai tassi di interesse usurai;
  • alla continuazione della contabilizzazione delle rate a scadere dopo la decadenza del beneficio del termine.

Se è stata richiesta al mutuatario, al momento della decadenza dal beneficio del termine, l’integrale restituzione del capitale residuo (oltre alle rate scadute) e se è stata avviata un’azione esecutiva nei confronti del mutuatario stesso, la Banca mutuante non può continuare a pretendere la restituzione, attraverso la continuazione della contabilizzazione delle rate a scadere, né delle quote di capitale incorporate nelle rate di ammortamento, perché ne ha già richiesto la restituzione con il capitale al momento della decadenza dal beneficio del termine, né della parte interessi delle rate di ammortamento, perché gli stessi sono calcolati sulla base dell’intera durata del mutuo inizialmente prevista che è venuta meno, appunto, con la decadenza del beneficio del termine.

Il termine Leasing indica genericamente una locazione con facoltà di acquisto. È un contratto con cui una parte concede all’altra il godimento di un bene, verso il corrispettivo di un canone periodico, per un certo periodo di tempo, alla scadenza del quale chi ha ricevuto in godimento il bene oggetto del contratto può: restituire il bene, proseguire nel godimento versando un canone inferiore, acquistare in proprietà il bene pagando una somma ulteriore oppure richiedere la sua sostituzione con altro bene.

Solitamente si distingue in leasing operativo e leasing finanziario.

  • Leasing operativo Un’impresa produttrice concede a quella utilizzatrice la temporanea disponibilità di beni strumentali, per un periodo di tempo inferiore alla loro vita economica, verso corrispettivo periodico, fornendo inoltre servizio di assistenza e manutenzione.
  • Leasing finanziario È un contratto di finanziamento con cui una società finanziaria acquista, per conto di un’impresa o professionista, un bene strumentale per la sua attività, cedendolo in godimento alla stessa a determinate condizioni. Alla scadenza del contratto, l’utilizzatore ha una triplice possibilità: la restituzione del bene, il suo acquisto o il rinnovo del contratto.

I prodotti derivati sono degli strumenti finanziari che derivano, appunto, dall’andamento del valore di una attività di qualsiasi natura o genere, la quale viene chiamata “sottostante”.

Il risultato economico che deriva dall’acquisto del prodotto derivato è quindi legato alla relazione del valore del derivato stesso con quello del sottostante. Il derivato presenta le seguenti tre caratteristiche:

  • a) il suo valore cambia in relazione al variare di un’attività sottostante (underlying asset) che può essere di tipo finanziario (tasso d’interesse, prezzo di uno strumento finanziario, tasso di cambio in valuta estera, indice di prezzi o di tassi) o reale (prezzo di una merce);
  • b) non richiede un investimento netto iniziale o richiede un investimento netto iniziale minore rispetto ad altri tipi di contratti da cui ci si attende una variazione simile a quella dell’attività sottostante (ad esempio, il premio di una opzione rispetto al prezzo dell’attività sottostante);
  • c) è regolato a data futura.

La reale problematica che caratterizza tale tipologia di prodotti è quella di determinare il loro valore, non solo perché questo è subordinato all’andamento del sottostante, ma anche perché bisogna essere in grado di determinare il valore del sottostante a distanza di tempo.

Infatti, la tipologia del contratto che si andrà a stipulare per l’acquisto di un prodotto derivato è un contratto a termine, vale a dire che i due soggetti (l’acquirente e il venditore rispettivamente), si accordano per la consegna di un sottostante a un determinato prezzo e a una determinata data. È chiaro quindi che il fattore di rischio o di rendimento, corrispondono alle variazioni del valore del sottostante nel corso del tempo: per l’acquirente il rischio è dato dal deprezzamento dell’oggetto (poiché al momento della stipula del contratto ha definito un prezzo per un bene che alla sua consegna varrà meno), mentre per il venditore il rischio è dato dall’apprezzamento del bene (poiché ha venduto un prodotto a un prezzo inferiore rispetto al suo valore al momento della consegna).

La conclusione contrattuale può avvenire o attraverso l’effettiva consegna del bene oggetto del contratto, oppure tramite il pagamento del differenziale in denaro, tra il prezzo del sottostante al momento della stipula del contratto e il prezzo dello stesso al momento della consegna (o scadenza del contratto). Si usa distinguere i derivati finanziari in:

  • options: sono contratti che attribuiscono all’acquirente, dietro pagamento di un premio al venditore, la facoltà (non l’obbligo) di acquistare (opzione di tipo “call”) o di vendere (opzione di tipo “put”) una determinata attività sottostante ad un certo prezzo (“strike price”) e ad una certa data (opzione europea) ovvero entro la stessa data (opzione americana);
  • future e forward: sono contratti a termine in cui le parti si scambiano un determinato bene ad una data futura e ad un prezzo prefissato al momento della stipula del contratto. Oggetto dei contratti possono essere, ad esempio, merci (commodities), strumenti finanziari, indici di borsa e valuta;
  • swap: sono contratti mediante i quali due parti si impegnano a scambiarsi, tra di loro, flussi di cassa secondo uno schema convenzionalmente prestabilito.

FRM offre gratuitamente ai propri clienti il Check Up Finanziario: lo strumento di analisi approfondita della propria situazione finanziaria e bancaria.

Solo dopo aver conosciuto gli IMPORTI RECUPERABILI ed aver studiato la corretta STRATEGIA per la tutela degli interessi del cliente, FRM procede a formalizzare la Perizia Econometrica.

La perizia è lo strumento essenziale per il buon esito del procedimento di recupero delle somme indebitamente pagate agli istituti bancari e finanziari.

Attraverso la perizia Econometrica, con professionalità ed abilità, il nostro team di consulenti e negoziatori FRM cercherà di massimizzare le probabilità di successo nell’azione risarcitoria, mirando alla risoluzione della controversia in via stragiudiziale e facendo confluire gli accordi eventuali in un verbale di mediazione.

In molti casi, calcolare il valore e verificare la possibilità di recupero degli interessi da anatocismo o usura, può essere di vitale importanza per l’imprenditore, soprattutto quando, ad esempio, la banca richiede l’azzeramento degli affidamenti con l’immediato rientro o ancora peggio quando abbia avviato la procedura di recupero attraverso atti giudiziari.

FRM offre la possibilità di trattare la controversia anche mediante lo strumento della mediazione civile, garantendo assoluta riservatezza, tempi e costi certi, nonché un accordo, quando raggiunto, equiparabile ad una vera e propria sentenza una volta omologato dal Presidente del Tribunale territorialmente competente.

Qualora non si raggiunga l’accordo, il nostro team è in ogni caso pronto e tecnicamente preparato ad assistere il cliente nell’eventuale giudizio.

Per tutelarvi affidatevi a

frm_logo

Parliamone

Venite a trovarci in tutta italia

Sede Pisa

Via Santa Maria, n°19

56126 Pisa

tel: +39 050 2207428

Una iniziativa:

frm_logo